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La storia più antica del mondo

                         Dialogo di un lucernaio e di un affossatore







-Dove vai?

-Passavo di qui?

-Perché hai una lucerna in mano. E quel lungo bastone?

-Sono lucernaio, accendo i lampioni di questo villaggio

-Ma non ci sono lampioni qui

-Si lo so

-E allora che te ne fai della lanterna?

-La uso per guardare negli angoli, per mandarne via l’ombra e trovare anche di notte un rifugio per la luce.

-Perché? la luce deve riposarsi?

-Certo! Altrimenti come potrebbe resistere tutto il giorno

-E quindi tu gli scovi un rifugio per la notte, così come le a nime buone fanno con quelli che non hanno casa

-Si più o meno

-E del bastone che ne fai?

-Vedi? Alla fine del bastone , proprio in fondo c’è un gancio

-Si. È quello che serve per aprire le gabbiette dei lampioni

-Si proprio quello

-Ma non ci sono lampioni qui

-Infatti, però tanta gente si getta nel fiume lanciandosi dal ponte

-E dunque?

-E dunque spesso molti di loro si dimenticano di togliersi il cappello

-Ah ecco! E tu quindi raccogli col bastone dal fiume i loro cappelli

-Si, prima che la corrente li porti al mare

-E perché? non ne farai collezione?

-No no! Io colleziono solo la luce delle stelle

-E dunque?   

-Prendo i cappelli, li asciugo un po’ con il fuocherello che sta dentro alla lucerna, e poi li appoggio lì, sul muricciolo del ponte.

-Ah ecco, ce ne sono un bel po di cappelli lì sopra al mattino, pensa che neanche il vento sembra riuscirli a spostare.

-Si infatti è così, e tu che passi puoi dire “ah ecco vedi, questa notte il vecchio col cappello marrone ha fatto una nuotatina fino al mare”

-Una cosa saggia dunque

-Spero almeno

-Si, bel mestiere quello del lucernaio

-E tu invece perché sei sdraiato qui?

-Io sono affossatore, da sempre praticamente

-Ma le tue mani non profumano di terra

-No davvero

-E non vedo fosse nè pietre

-no non muore mai nessuno qui

-No tutti si gettano nel fiume fino al mare

-E' bello il mare

-Si infatti.E dunque che fai?

-Tanto tempo fa passavo il giorno a coprire di terra la luce per farle ombra

-Davvero?

-Certo credevo che avrei dovuto far riposare l’ombra durante il giorno altrimenti durante la notte non avrebbe resistito.

-E popi cosa è accaduto?

-Mi sono accorto che non si può coprire la luce e se vi getto sopra la terra, sulla terra compare nuova luce.

-Si infatti. E quindi te ne stai qui sdraiato

-Si, spesso colgo l’anima o il suo respiro immersa nella ricerca dell’attimo puro.

-Davvero?

-Esattamente.Concedigli anche solo un istante all’anima, basta anche il più celato istante in cui la coscienza sospenda il suo rovello, il suo borbottio, il suo ingombro spietato. Ecco che l’anima si precipita nel tentativo di tagliare i suoi confini, di distaccarsi come un foglio di carta illibato. Risveglia tutte le sue forze in lei annodate dal torpore della prigionia per sollevarsi da ciò che era e ciò che sarà. Si arma di spoglia leggerezza per sfumare la necessità concatenata degli avvenimenti, per sfuggirne. Vuole dimenticare le cause che in quell’istante l’anno condotta e annientare l’incombenza delle conseguenze. È solo così che perderebbe ogni parvenza di forma che le si è comandato, che sarebbe solo essenza sospesa nell’attimo puro, l’attimo più piccolo e insieme il più immenso, dove ogni cosa è immutabile ed eterna perché sulla sua estensione non vi è spazio alcuno per gli avvenimenti, per il concatenarsi affilato dei moventi e dei mossi.

Ma appena la coscienza torna vigile ogni sforzo dell’anima viene cancellato, viene di nuovo seppellita dal turbinio inarrestabile degli eventi che insaziabili le rotolano sopra.

Ed è in questa dinamica imperturbabile, in questa ricerca di ciò che potrebbe sembrare una fuga, ma fuga non è perché è immobile sospensione, che l’essere umano annichilisce la sua esistenza e da vita alla sua condanna.

-E come si fa a lasciare che l’anima si sospenda per sempre?

-Non saprei

-E dunque?

-E dunque è anche per questo che sto qui sdraiato, vuoi aiutarmi?

-E poi chi farà il lucernaio? Chi raccoglierà i cappelli dal fiume?

-Ma non cene sarà più bisogno!nessuno avrà più bisogno di andare fino al mare, sarà il mare che giungerà qui da noi.

-E credi che tutto questo avverrà se resti qui sdraiato?

-No, forse hai ragione

-Pensi davvero?

-Si, vengo con te

-Dove andiamo?

-A far riposare la luce no? La notte è ancora lunga.
   
                                              


                                                                                                            Fizzi

Pubblicato il 25/10/2007 alle 17.34 nella rubrica Diario.

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